APPUNTI SULLA LEGGE FALLIMENTARE NEGLI STATI UNITI D'AMERICA di Luca Cosentino
IL FALLIMENTO NEGLI STATI UNITI D’AMERICA

Appunti sulla legge fallimentare negli Stati Uniti d’America

 

Come spesso accade, in materia di diritti, non solo civili, occorre guardare oltreoceano per comprendere le prospettive dei costumi, in questo caso giuridici, del nostro paese. Gli Stati Uniti d’America costituiscono, non solo quale più solida e più grande democrazia occidentale ma anche quale stato precursore delle dinamiche sociali ed economiche, un faro per gli altri paesi della vecchia Europa sovente caratterizzata da uno scarso dinamismo ed una inefficace capacità di rispondere prontamente alle problematiche emergenti. Nonostante le diverse matrici giuridiche, è possibile evincere tratti di ispirazione alla legge fallimentare statunitense nella novellata legge fallimentare italiana.

 

Negli Stati Uniti, il diritto fallimentare è regolato dal Bankruptcy Code, emanato dal Congresso, contemplato dalla Sezione 11 dello United States Code.

La competenza in materia fallimentare è prevista, in esclusiva, in capo ai Tribunali federali. Il Congresso ha istituito i Tribunali fallimentari ("Bankruptcy Courts") nell’ambito di quasi un centinaio di Tribunali.

Ciascun Tribunale fallimentare è presieduto da un Giudice delegato ai fallimenti.

Negli Stati Uniti lo scopo principale della legge fallimentare consiste, innanzitutto, nel:

- permettere al debitore onesto la possibilità di "ricominciare", liberandolo da buona parte dei debiti;

- permettere ai creditori di rientrare in possesso di quanto loro dovuto in modo equo tenendo conto della capienza dell’attivo;

- ricreare un'attività economica per mezzo della ristrutturazione del debito o dell'impresa stessa oppure uno schema per la liquidazione ordinata dell'azienda fallita;

- evitare, e ripristinare le conseguenze, di azioni fraudolente poste in essere da debitori ma anche dai creditori.

 

La principale caratteristica distintiva del diritto fallimentare statunitense consiste nella volontarietà del fallimento. Si tratta, in sostanza, del fallimento in proprio piuttosto di procedure concorsuali provocate da istanze di terzi.

Infatti, la legge fallimentare tende anche a tutelare il debitore dall’efficacia e della velocità delle azioni individuali poste in essere dai terzi per ottenere il pagamento dei propri crediti.

 

Negli Stati Uniti, inoltre, chiunque può chiedere il proprio fallimento nel senso che non occorre essere cittadino americano, ma semplicemente risiedere, oppure avere un domicilio, persino avere solamente una proprietà negli U.S.A.

L’istanza può essere presentata da una società di capitali, da una società di persone, da una sola persona oppure, contestualmente, da marito e moglie. All’uopo, si ripete che il fallimento può assolvere, negli U.S.A., anche ad una funzione di garanzia per i debitori stessi.

E’ naturale che anche il fallimento può derivare da istanza di terzi ma l’efficacia delle azioni individuali consentite dal diritto statunitense comportano la preferenza per queste in luogo della procedura concorsuale. Per questa ragione le domande di fallimento non volontarie sono all’origine di circa un centesimo di tutti i fallimenti.

 

Nel caso in cui i creditori siano in numero inferiore a dodici, la richiesta di fallimento può essere presentata da uno solo di essi purché il credito da lui vantato sia superiore a $5.000. Qualora, invece, i creditori superino la dozzina, per la dichiarazione di fallimento su istanza di terzi occorre un duplice requisito: l’istanza deve essere presentata da almeno tre creditori. Il Tribunale fallimentare provvederà, immediatamente, ad informare il creditore istante dell’avvenuto deposito di altre domande di fallimento per lo stesso soggetto.

Il debitore che si oppone al proprio fallimento non può essere dichiarato fallito in assenza della dimostrazione di una sistematica e continuativa insolvenza. L’onere della prova, però, è a carico dei creditori.

Nell’ambito di questa istruttoria pre-fallimentare, in entrambi i casi, ovvero sia nel caso in cui l'istanza sia volontaria sia nel caso sia coatta, il debitore è obbligato a consegnare al Tribunale ogni documento che consenta di  quantificare l'attivo ed il passivo nonché l’elenco di tutti i creditori con i relativi indirizzi per consentire di avvertire tempestivamente l’intera platea dei creditori.

 

Nell’istruttoria per la verifica del passivo ( "proof of claim"), il debitore ha il diritto, in qualsiasi momento, di contestare i crediti insinuati.

Notevole importanza è, altresì, attribuita alla possibilità di traduzione monetaria delle immobilizzazioni immateriali: marchi, brevetti, copyrights, ecc. E’ escluso dall’attivo della massa, entro certi limiti, lo stipendio percepito dal debitore che continua a lavorare.

 

Nelle cause fallimentari si possono distinguere la procedura di "discovery", i procedimenti preliminari al dibattimento, i tentativi di transazione ed il dibattimento vero e proprio.

 

Il Codice Fallimentare statunitense contempla cinque tipi di procedimenti fallimentari, di cui si rappresenta la sintesi di tre di essi.

 

Chapter VII

Liquidazione dei beni del debitore (ad eccezione dei beni esenti da confisca) e distribuzione degli eventuali proventi ai creditori. Il 70% dei fallimenti rientra nel chapter VII. Un funzionario del Ministero di Giustizia sovraintende all’amministrazione del fallimento nominando il curatore fallimentare ("Trustee") che amministra i beni spossessati al debitore insolvente ad eccezione dei beni esentati dal sequestro. Il curatore liquida i beni del debitore e distribuisce il ricavato ai creditori secondo il criterio previsto dalla legge fallimentare. Ovviamente sono previste ulteriori funzioni quale, ad esempio, l’esercizio di azioni similari alla nostra azione revocatoria. Il curatore, inoltre, può agire revocando tutte le transazioni connesse ad operazioni fraudolente compiute entro l’anno precedente il fallimento.

 

Chapter XI

Riorganizzazione della situazione finanziaria del debitore mediante un piano di liquidazione che deve essere approvato dai creditori e dal Giudice Delegato.

La soluzione prevista dal Chapter XI del Codice Fallimentare può essere promossa per permettere al debitore una riorganizzazione dell’azienda predisponendo un piano di pagamento dei creditori.

Secondo tale Capitolo, le imprese in crisi possono non essere costrette a liquidare immediatamente le proprie attività.

Sovente, il chapter XI non prevede la designazione del curatore infatti il debitore continua ad amministrare la sua azienda sorvegliato dal Tribunale.

L'Amministratore Fiduciario nomina, tuttavia, uno o più Comitati di Creditori incaricati di controllare il debitore e di negoziare con lui un piano di riorganizzazione. Questo piano sarà sottoposto all’esame del Tribunale fallimentare che si pronuncerà anche in merito alle proposte. Il Comitato dei Creditori è costituito da non meno di tre e non più di undici creditori.

Affinchè il programma possa essere approvato dal Tribunale è necessario che sia preventivamente promosso dalla maggioranza dei creditori che si pronunciano su di esso e che costituiscono i 2/3 del totale dei crediti. In alcuni casi, comunque, qualora il Tribunale ritenga che il piano sia stato proposto in buona fede dal debitore in maniera equa ed onesta, può approvarlo prescindendo dalla volontà espressa dal voto dei creditori. In caso di mancata approvazione la procedura è convertita e trattata ai sensi del capitolo VII.

 

Chapter XIII

Ricomposizione del debito da parte di un singolo debitore o di coniugi che consente il pagamento del debito, anche parziale, entro cinque anni. Il piano di rientro deve essere molto circostanziato e concreto. In base al Chapter XIII, il debitore presenta un piano per il pagamento dei debiti senza liquidare i propri beni bensì utilizzando gli introiti futuri spesso nell’ambito dei cinque anni.

Una volta effettuati i pagamenti, secondo quanto contemplato dal piano, il debitore viene liberato da tutti i suoi debiti, anche se il ricavato non è bastato ad estinguere il 100% dei debiti. Gli unici debiti che devono, però, essere pagati integralmente sono quelli derivanti dalle tasse e quelli nei confronti dei lavoratori dipendenti.

Per evitare possibili frodi ai danni dei creditori, la liberazione dai propri debiti ("discharge") è permessa solo alle persone fisiche, con preclusione, quindi, sia delle Partnerships che delle Corporations.

 

La legge fallimentare statunitense, inoltre, distingue creditori "secured" e "unsecured creditors". I primi, vantano una garanzia, i secondi no.

 

Infine, si segnala che il principio della par condicio previsto dalla legge fallimentare statunitense può soccombere di fronte a specifici fatti di particolare rilevanza penale per cui è contemplata l’adozione di misure cautelari reali.

 

 

Luca Cosentino


 

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